gelato

Un gelato apprezzato da tutta la classe!

Questa volta vi racconterò un episodio un po’ speciale, che tengo ancora impresso nel mio cuore, parlerò cioè di quando, insieme a tutta la classe, siamo andati a prendere e a mangiare un gelato tutti insieme. Ma iniziamo il racconto con ordine e giudizio.

Era la fine del quarto anno scolastico. Mi scuso se torno a parlare un’altra volta di un episodio legato alla fine del quarto anno, ma non ci posso fare nulla. Nell’altro articolo mi sono dimenticato, inoltre credo sia giusto raccontarlo in maniera più dettagliata in quanto questo è uno dei ricordi più belli che ho dei miei anni al liceo.

Faceva un caldo terribile. Da bravi studenti avevamo finito il programma scolastico del quarto anno già da tempo, così gli insegnanti ci stavano ando qualche assaggio del programma di quinto anno. Un giorno, però, c’era un’afa terribile. Non si riusciva a restare concentrati e si sudava letteralmente anche rimanendo fermi sui banchi di scuola. Ad un certo punto una compagna di classe dice “quanto vorrei mangiarmi un gelato”. A lei si sesseguì un altro compagni di classe. Poi un altro ed un altro ancora. Anche per l’insegnante non era facile spiegare con tutto quel caldo, e visto e consierano che il programma era concluso ci propone di andare in una gelateria a mangiare un gelato.

Inutile dire che si è scatenato il finimondo. Per un attimo è sembrato di essere allo stadio, con la gente che gridava, ballava e festeggiava. Quella proposta fu accolta come una liberazione dal caldo opprimente di quel periodo. L’insegnante va così a chiedere il permesso in presidenza (oppure, più presumibilmente, va a richiedere conferma in presidenza… secondo me l’uscita l’aveva già decisa la mattina se non qualche giorno precedente) e partiamo verso la gelateria più vicina.

Andiamo a mangiare il gelato in gelateria

E così ci incamminiamo verso la gelateria più vicina. Facendo massima attenzione ai passaggi automobilistici ed alle strade, giungiamo finalmente a destinazione. Ci refrigeriamo per una mezz’oretta. Inutile dire che era un’esperienza nuova per tutti noi, infatti negli altri anni nessuno ci aveva mai portato a mangiare un gelato. E morivamo d’invidia quando qualche altra veniva portata in gelateria

In quel momento, oltre alla liberazione dal caldo, c’era anche la soddisfazione, la brama e l’invidia dei quattro anni precedenti. Eravamo estremamente felici di quell’uscita e ne abbiamo fatto tesoro. Ma come tutte le belle cose, purtroppo, prima o dopo arriva la fine. E così è stato anche per quella breve ma intensa pausa dal caldo e dallo studio che, diciamo la verità, ogni tanto ci sta. Anche il risposo e lo svago fa parte di un lavoro, basta non esagerare.

Torniamo così in classe, con un po’ di tristezza sul volto. Tuttavia l’insegnante, che non era del posto, ci ha chiesto di fare una piccola deviazione, per vedere un momumento della città di cui tutti gliene avevano parlato. Nella deviazione finiamo per attraversare un giardino e… cosa vedono i miei occhi? Vedono un rasaerba Bosch Rotak 43 https://tagliaerbaelettrico.it/bosch-rotak-43/ nuovo fiammante. I miei compagni sapevano della mia passione per gli strumenti elettrici ed impazzisco letteralmente, mettendo un po’ in imbarazzo l’insegnante di fronte ai passanti. Ma non riuscivo a contenermi, diamine! Era un nuovissimo modello di Bosch Rotak 43! Come potevo stare fermo e fare finta di nulla?

Dopo averlo osservato nei minimi dettagli ed aver fatto perdere all’insegnante tutto il tempo rimanente, impedendole (purtroppo, e me ne dispiaccio ancora… non l’ho fatto volutamente) di visitare il monumento, ce ne ritorniamo in classe pienamente refrigerati, soddisfatti e con tanti bei ricordi dentro.

figuraccia

QUELLA FIGURACCIA COL PROFESSORE

Ok, questo sarà il racconto di un episodio molto imbarazzante che mi è capitato di vivere durante la mia vita da studente al liceo Dettori.
È un episodio che risale alla seconda superiore, e che coinvolge me e l’allora insegnante di Lingue. Avevamo avuto un compito in classe di Inglese, in cui dovevamo formulare delle frasi, appunto, in inglese ma legate a degli episodi della nostra vita di tutti i giorni. Purtroppo all’epoca non facevo granché e non sapevo cosa scrivere. Devo ammettere però, ripensandoci, che era una richiesta anche piuttosto imbarazzante per una personalità come la mia. Ad ogni modo ci potevo fare ben poco, poiché l’insegnate quello voleva.
Non sapendo cosa scrivere, ho deciso di scrivere qualche riga sul mio risveglio mattutino e sulla mia colazione. Ho deciso di restare su un tema piuttosto comune, che potesse imbarazzarmi il meno possibile. Finisco il compito, e lo consegno al professore in piena tranquillità.

Qualche giorno dopo il professore corregge i compiti e li riconsegna ai propri autori, come da solita routine. E sempre come da solita routine, mano a mano che il compito viene riconsegnato ai miei rispettivi compagni, e il mio turno si avvicina, inizia ad assalirmi la solita ansia (che nasce dalla paura di aver sbagliato qualcosa) mista alla curiosità di sapere come fosse andato il compito. Una sensazione che, se ci ripenso, mi ha accompagnato lungo tutti i miei anni di liceo. Per certi versi era una sensazione piacevole, ma credetemi, vivo molto meglio senza.
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