QUELLA FIGURACCIA COL PROFESSORE

Ok, questo sarà il racconto di un episodio molto imbarazzante che mi è capitato di vivere durante la mia vita da studente al liceo Dettori.
È un episodio che risale alla seconda superiore, e che coinvolge me e l’allora insegnante di Lingue. Avevamo avuto un compito in classe di Inglese, in cui dovevamo formulare delle frasi, appunto, in inglese ma legate a degli episodi della nostra vita di tutti i giorni. Purtroppo all’epoca non facevo granché e non sapevo cosa scrivere. Devo ammettere però, ripensandoci, che era una richiesta anche piuttosto imbarazzante per una personalità come la mia. Ad ogni modo ci potevo fare ben poco, poiché l’insegnate quello voleva.
Non sapendo cosa scrivere, ho deciso di scrivere qualche riga sul mio risveglio mattutino e sulla mia colazione. Ho deciso di restare su un tema piuttosto comune, che potesse imbarazzarmi il meno possibile. Finisco il compito, e lo consegno al professore in piena tranquillità.

Qualche giorno dopo il professore corregge i compiti e li riconsegna ai propri autori, come da solita routine. E sempre come da solita routine, mano a mano che il compito viene riconsegnato ai miei rispettivi compagni, e il mio turno si avvicina, inizia ad assalirmi la solita ansia (che nasce dalla paura di aver sbagliato qualcosa) mista alla curiosità di sapere come fosse andato il compito. Una sensazione che, se ci ripenso, mi ha accompagnato lungo tutti i miei anni di liceo. Per certi versi era una sensazione piacevole, ma credetemi, vivo molto meglio senza.

LA FIGURACCIA E LE CONSEGUENZE

Arriva inesorabilmente il mio turno. Anche perché ero rimasto solo io, ero (probabilmente non era un caso) l’ultimo tra i miei compagni a ricevere il compito.
Il professore prende lentamente in mano il mio compito in classe, e lo guarda. Io, fifone come sono, vedo una strana espressione sui suoi occhi. E temo subito altresì di aver fatto qualcosa di estremamente sbagliato.
E poi scoppia a ridere. Io rimango perplesso. Non capisco… nella mia testa penso: ma che diavolo sta succedendo?. Non ne ho la più pallida idea.
A quel punto mi dice, rivolgendosi alla classe:
Brancaleone è un vero fenomeno. Nel suo compito in classe ha scritto: For breakfast I eat brioches and cocaine.
Tutta la classe scoppia a ridere e, se devo essere onesto, pensando alla situazione non sono riuscito ad esimermi di ridere io stesso di me. Terminate le meritate risate, il professore mi chiede chiarimenti. A quel punto dico la realtà, cioè che io non volevo scrivere cocaine ma bensì volevo scrivere croissants. Un po’ perché all’epoca non sapevo come si scrivesse croissants ed un po’ perché a mano son solito avere una pessima scrittura, decisamente poco pulita e poco comprensibile, ha spinto il professore a credere di aver scritto che faccio colazione con brioches e cocaina.

Concluse col dire “adesso capisco perché sei sempre così euforico, fai colazione con la cocaina” in tono scherzoso ed amichevole, e mi consegno un normalissimo compito sulla sufficienza.
Ancora oggi, alcuni miei ex compagni dell’epoca tirano fuori la questione, e ci facciamo due risate tutti insieme.