figuraccia

QUELLA FIGURACCIA COL PROFESSORE

Ok, questo sarà il racconto di un episodio molto imbarazzante che mi è capitato di vivere durante la mia vita da studente al liceo Dettori.
È un episodio che risale alla seconda superiore, e che coinvolge me e l’allora insegnante di Lingue. Avevamo avuto un compito in classe di Inglese, in cui dovevamo formulare delle frasi, appunto, in inglese ma legate a degli episodi della nostra vita di tutti i giorni. Purtroppo all’epoca non facevo granché e non sapevo cosa scrivere. Devo ammettere però, ripensandoci, che era una richiesta anche piuttosto imbarazzante per una personalità come la mia. Ad ogni modo ci potevo fare ben poco, poiché l’insegnate quello voleva.
Non sapendo cosa scrivere, ho deciso di scrivere qualche riga sul mio risveglio mattutino e sulla mia colazione. Ho deciso di restare su un tema piuttosto comune, che potesse imbarazzarmi il meno possibile. Finisco il compito, e lo consegno al professore in piena tranquillità.

Qualche giorno dopo il professore corregge i compiti e li riconsegna ai propri autori, come da solita routine. E sempre come da solita routine, mano a mano che il compito viene riconsegnato ai miei rispettivi compagni, e il mio turno si avvicina, inizia ad assalirmi la solita ansia (che nasce dalla paura di aver sbagliato qualcosa) mista alla curiosità di sapere come fosse andato il compito. Una sensazione che, se ci ripenso, mi ha accompagnato lungo tutti i miei anni di liceo. Per certi versi era una sensazione piacevole, ma credetemi, vivo molto meglio senza.
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